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LELIO ORSI E MARCELLO VENUSTI

L’Annunciazione di Lelio Orsi, al suo arrivo a Roma dall’Inghilterra verso la metà del secolo scorso, venne erroneamente attribuita a Marcello Venusti, pittore lombardo attivo nell’epoca rinascimentale, devoto copista di Michelangelo. Solo del 1952, il critico e storico dell’arte Federico Zeri, in un articolo riconosceva la corretta paternità.

L’errata attribuzione a Venusti della tavolette di Orsi, trovava una stretta dipendenza, almeno nella struttura compositiva, dall’ Annunciazione dipinta tra il 1547-50 per la pala Cesi della chiesa romana di Santa Maria della Pace; eseguita a sua volta, sembra, secondo “cartone” (bozzetto, materiale preparatorio per la realizzazione di un’opera pittorica) disegnato da Michelangelo. La pala è andata perduta, ma la critica tende ad individuare una derivazione in una tela attualmente presso la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini a Roma.

È probabile che Lelio Orsi abbia visto il quadro di Venusti durante il soggiorno romano del 1554-55 e se ne sia in qualche modo ispirato, stravolgendone però l’attonita fissità dei gesti, in una scena inquieta e preziosa allo stesso tempo, in un guizzare nervoso di membra, panneggi e smaltate cromie.

UN ARCHETIPO DI PERIZIA COMMERCIALE


Padre Resta, ai tempi in cui l’ Annunciazione era di sua proprietà, fece stilare da un folto gruppo di pittori un singolare documento che da allora accompagnò la tavola in tutte le sue peregrinazioni. Si tratta di un vero e proprio expertise collegiale, datato “Roma 5 marzo 1679”, ed i periti sono artisti tra i più noti di Roma del tempo. Tutti concordemente affermano di ritenere l’opera un “bellissimo e diligentissimo” originale di Correggio; e come tale fu venduto dal Resta.

A seguire riportiamo la trascrizione della "perizia commerciale" come Federico Zeri la trascrisse nel 1950.

In Roma 5 Marzo 1679

Noi infrascritti Pittori affermiamo essere di
parere, che il presente quadro della
B. Vergine Annonciata al quale stà sigillata questa
carta con sedeci sigilli, sia un bellissimo, e
diligentissimo quadro originale d'Antonio da Correggio,
e non habbiamo alcun... in contrario, ma fermame[nte]...
rmiamo, che... del Correggio originale,
et... [Come si rileva al confronto con passaggi successivi,
la calligrafia di questa introduzione è del Padre Sebastiano
Resta].

Io, Gio, Maria Morandi, fui e sono del sopradetto
parere, et in fede e mano propria
Io Gio. Batt. Beinaschi dico che il detto quadro è originale
di Antonio
da Correggio
Io Giovan Bonati fui e sono del sopra detto parere et in
fede di mano propria
Io, Gio. Coli fui e sono del sopradetto parere et in fede
mano propria
Io Filippo Gherardi affermo il med.mo, mano propria
Questi sono i due pittori Luchesi che dipingono insieme
[la calli-
grafia di quest'ultima riga è quella del Padre Resta]
Io Ciro Ferri sono stato e sono sempre del medesimo parere
di
questi altri Si.ri in fede et mano propria
Io Paolo Albertoni sono del mede.mo pare di tutti questi
Sig.ri sopra-
scritti et in fede mano propria
Questo non è academico di Roma ma bolognese prattico
del Correggio e della
sua schola et è di parere che sia originale del Correggio
[la calligrafia di questa frase è del Padre Resta]
..................................................
Io Giuseppe Pinacci riconosco... mente originale del
Correggio...
della Sa Cecilia del Borghese n. 64 [?]
Io Guglielmo Cort[ese] sono del istesso parere comme
sopra
mano ppa.
Io Carlo Cesio mi sottoscrivo al parere de i suddetti
Sig.ri Professori come originale del Correggio con quella
pratica che...
debba haversi creduta la opera del suddetto et in fede
manu ppa.
Questo... restava [?] da mettere [?] il parere del...
Ca[rlo] Maratti non guardandosi à preminenza di luogo.
Ma per essere... ornato.
Lo tengo a parte a mostrarlo... [Tutto questo paragrafo
è scritto dal Resta].
Io Giuseppe Ghezzi Seg.[retario] dell'Accademia per [?]
Disegno...ma
... sono del parere... delle... atestationi cioè che il presente
qu[adro]... originale del Correggio mano propria
lo Franc[esco] Cozza sono del sopra detto parere che sia
ori[gina]le
del Correggio et non altrimente mano propria
Adì 9 Marzo Monsù Herar Preside dell'Academia di
francia
mi mandò à dire, che li piaceva più che del Correggio,
perché
il Correggio non haveva mai disegnato così bene.
Non scrive forsi p[erc]hè lui havferebbe voluto il p[rim]o
luogo al suo solito
e come merita ----- Seb.o R.a m.o p.a

Io Seb.o Resta asserisco che oltre alli sudetti l'affermarono
del Correggio
originale del Sig. Gio. Andrea Carlone e suo fratello, che
hora dipingono a Genova
et il Sig. Andrea Lanzano che hora stà in Milano, e si
sottoscrissero altresì
lodandolo per tale, et il Sig. Luca Giordano à Napoli mi scrisse nell'istessa conformità
...così per tale l'ammirarono il Sig. Principe di Pian [?]
di fumo [?] e il Duca della Torre, et altri di...
e Professori di Napoli, et in fede io Seb. Resta...


Nel 1690 in seguito ad un viaggio pittorico in Emilia, il Resta insieme all’amico Giuseppe Passeri, quando già l’opera non era più sua e forse neanche più in Italia, si rese conto dell’errore e ne fece ammenda con una nota in un foglio della Galleria Portatili, in uno dei rari volumi ancora integri delle sue raccolte di disegni e conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.
La precisa rettifica del Resta è, comunque, di grande importanza. Da questa stimolante e controversa esperienza attributiva parte la riscoperta di Orsi, sepolto da oltre un secolo nell’oblio; dalla nota del padre filippino, prendono avvio le prime moderne ricerche su Lelio Orsi da parte della critica storico – artistica.

A seguire riportiamo la nota di Padre Sebastiano Resta conservata a Milano (Biblioteca Ambrosiana).

"LELIO Orsi da Reggia di Lombardia
detto da NOVELLARA

nato nel 1511 studiò sotto Correggio, morto il quale
venne à Roma; si pose sotto à Michel Angelo col
Venusto Mantovano, Daniele Volterrano, e simili. Le sue
Opere migliori paiono dipinte dal Correggio e disegnate
da Michel Angelo. lo hebbi di suo una Nunciata, che da
22 pittori de Classici mi fù sottoscritta per di Correggio.
Monsù Scimignon la negava, io la credei del Correggio
sopra un disegno di Michel Angelo. Il Signor Cav.
Maratti di Daniele per haver colore miglior di Michel
Angelo. Il Conte Malvasia la conobbe,et io andando
molt'anni doppo à Parma la riconobbi evidentemente
per di Lelio. Vedesi una mirabile sua Pietà in Galleria
di Monsignor Ruffo Mastro di Camera di nostro Signore
Papa Clemente XI. Lelio s'indebolì in vecchiaia, morì
l'anno 157.. e fù sepolto con bellìepitafio, le cui parole
hoggi non mi si ricordano, in Novellara".

UN DIPINTO ERRABONDO

Le vicissitudini dell’ Annunciazione (o come si legge nei documenti antichi “Nontiata”) forniscono materiali di grande interesse per la storia del collezionismo.

Siamo quasi certi che la preziosa tavoletta fosse stata dipinta da Lelio Orsi per un Gonzaga di Novellara, probabilmente Alfonso, fratello del conte regnante Camillo II, e poi donata al cardinale Alessandro d’Este o a suo fratello, Cesare, primo duca di Modena e Reggio. Alfonso Gonzaga aveva già nel 1618 inviato in dono al duca Cesare due disegni di Lelio Orsi magnificando, nella lettera di accompagnamento, le qualità dell’artista di Novellara.

Le doti di Orsi furono senza dubbio apprezzate sia dal duca Cesare , sia dal cardinale Alessandro d’Este, magari tanto da indurli a richiedere ai Gonzaga altre sue opere. Di certo sappiamo, che l’8 settembre del 1618, l’Annunciazione, ormai di proprietà estense viene inviata da Modena a Roma, insieme ad altri dipinti per la collezione del cardinale nella capitale pontificia. Questa è la prima documentazione che riguarda l’opera di Lelio Orsi.

Pochi anni dopo, però, alla morte del cardinale (1624), la tavoletta dell’Orsi non figura nè nell’inventario della raccolta né nei lasciti testamentari: probabilmente era stata, nel frattempo donata dal cardinale Alessandro d’Este a qualche illustre collezionista o amico romano.

Nel 1679, a Roma ritroviamo il dipinto, in possesso del padre filippino Sebastiano Resta. Instancabile appassionato raccoglitore di pitture e disegni. Per la sua riconosciuta competenza nel campo della grafica, tenne una posizione di alto rilievo nel campo del collezionismo e del mercato del disegno in Italia ed Europa fra la fine del Seicento e l’inizi del Settecento. Stando a notizie documentate, pare che siano passate nelle sue mani oltre 4000 disegni che egli sistemò in almeno 33 grandi volumi, ciascuno dei quali focalizzava un aspetto o un periodo della Storia dell’Arte.

Durante il periodo romano un folto gruppo di artisti, tra i più noti sulla piazza romana, firmava una dichiarazione collettiva (incollata nel verso e che l’accompagnerà sempre), nella quale l’ Annunciazione viene certificata come opera autentica del Correggio e come tale fu messa in vendita dal Resta. Solo in seguito ad un viaggio in Emilia, nel 1690, con una visita a Correggio e Novellara dove gli fecero conoscere i grandi lavori di Orsi, il padre filippino si rese conto dell’errore attributivo, ma l’opera non era più sua. Era probabilmente già in Inghilterra nella collezione di John Churchill duca di Marlborough presso la residenza famiglia fino a quando non fu venduta a metà dell’Ottocento dal nonno paterno di Winston Churchill, il noto primo ministro inglese.

Si perdono le tracce dell’ Annunciazione per circa un secolo, fino al 1950, quando la tavoletta compare di nuovo a Roma, sul mercato antiquario e proveniente dall’Inghilterra, con l’attribuzione a Marcello Venusti. Nel 1952 il famoso critico Federico Zeri la rese nota come opera inconfutabile di Lelio Orsi, quando era stata già acquistata da S.E. Maximo Etchecopar, ambasciatore argentino presso la Santa Sede e trasferita nella sua collezione privata a Buenos Aires. Appassionato raccoglitore di dipinti e oggetti d’arte. Tra la sua collezione oltre all’opera di Orsi si annoverano opere di Tiepolo, Casanova, Constable e De Chirico.

Dall’Argentina la tavoletta fu portata a Milano il 21 aprile del 1988, per essere messa all’asta e comperata dal un gallerista di Londra: ritornata in Italia, divenne di proprietà del notaio reggiano Carlo Veneri nel 1991, la cui famiglia dopo la sua morte, la cedette nel 2002 al Comune di Novellara. Dopo quattro secoli si concludono le peregrinazioni dell’ Annunciazione di Lelio Orsi.