You are using an outdated browser. For a faster, safer browsing experience, upgrade for free today.

Loading...

Giovanni Rost (1545/1554)

Jan Van der Straet detto Giovanni Stradano (1523/1605)

Giasone e Medea sul vascello degli Argonauti

1554

Arazzo in lana e seta su ordito di lino.

 


In alto lo stemma dei Gonzaga e l’iscrizione:

“Alphonsus Gongaza Novellararie Comes 1554”

 


Si tratta di un esemplare superstite, dei numerosi arazzi (almeno un centinaio) che gli antichi documenti ci testimoniano di proprietà dei Gonzaga di Novellara.

Nell’inventario dei beni della famiglia, redatto nel 1727, quando si estinse la linea maschile di questo ramo gonzaghesco vengono citati “Paramenti due d’arazzi alti, pezzi n° 14 con l’arma Gonzaga, uno con l’Arca del Testamento, e l’altro con la favola di Giasone”.

L’arazzo con la storia di Giasone e degli Argonauti, subì la stessa sorte del patrimonio mobiliare dei conti di Novellara, disperso nel 1797, al tempo dell’occupazione napoleonica.

Mancano in seguito notizie, per oltre due secoli, fino al 28 Ottobre 2003, quando fu acquistato all’asta a Milano dall’Amministrazione Comunale di Novellara e riportato in Rocca. L’opera proveniva dalla famiglia Necchi Campiglio di Milano.

In un documento datato 10 agosto 1554, conservato presso l’archivio Gonzaga di Novellara, due banchieri di Firenze comunicano al conte Alfonso di aver corrisposto, in loco e per suo conto, 300 scudi all’arazziere Giovanni Rost. Uno dei due maestri fiamminghi con Nicola Karcher, già impegnati nelle manifatture di Ferrara e di Mantova, presso due botteghe attive non solo per la corte, ma anche per clienti esterni ad essa, come nel caso di Alfonso Gonzaga.

Resta da definire a quale artista si debba il cartone preparatorio, probabile l’attribuzione, per raffronti stilistici al pittore di Bruges Jan van der Straet (1523-1605), il cui nome fu italianizzato in Giovanni Stradano. Stradano giunto a Firenze fu un attivo collaboratore dell’arazzeria medicea e, come artista di affreschi, lavorò con Vasari a Palazzo Vecchio e a Roma con Salviati e Daniele da Volterra.

Non è certo dove i 14 arazzi fossero collocati, forse nell’appartamento privato di Alfonso in Rocca o più probabilmente nelle sale del suo Casino di Sotto, che a differenza del Casino di Sopra, del conte Camillo, non risulta fosse fornito di pitture murali di alto rilievo.

 

L'ultimo intervento di manutenzione conservativa su questo arazzo è stato finanziato dal Servizio Musei dell'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia Romagna.

 

Glossario:

Arazzo: Grande opera d'arte in tessuto, destinata a ricoprire le pareti.