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Lelio Orsi (1508/ 1587)

Leda e il Cigno

metà 1500

pittura a olio su lastra di rame

opera in concessione dal Ministero della Cultura

 

Il mito di Leda


La storia di Leda proviene da una mitologia molto antica e viene narrata anche nelle Metamorfosi di Ovidio.

La donna era la moglie del re di Sparta, Tindaro. Zeus, re degli dèi dell’Olimpo, si innamora di Leda. Dall’unione di Zeus, tramutato in un cigno, e Leda nasce un uovo che una volta schiuso diede vita ai Dioscuri, Castore e Polluce.

La raffigurazione di questo mito, per lo più ignorata durante il periodo Medioevale, viene molto utilizzata nell’epoca Rinascimentale. Sono anche grandissimi artisti come Leonardo, Michelangelo e Correggio a reinterpretare il mito di Leda nelle loro opere. Lelio Orsi traccia la sua originalissima strada nel raccontare pittoricamente questo mito. La sua Leda, in piedi sulle nubi, si unisce a Zeus che con le ali spalancate inarca il collo e le morde con il becco la nuca. Nel dipinto e raffigurata anche Diana, dea dei boschi e della caccia e protettrice delle donne caste. Troviamo la sua figura assieme ai suoi cani e alle teste di due cavalli impetuosi nella parte alta del dipinto. La dea assiste stupefatta alla scena sottostante.


La storia del capolavoro di Lelio Orsi


Il dipinto è una particolarissima produzione di Lelio Orsi, sia per come viene rappresentato il soggetto sia per la tecnica. Il supporto di rame non viene quasi mai utilizzato da Lelio e quello davanti a voi è l’unico ad oggi rintracciato.

La destinazione di questo dipinto era probabilmente privatissima. La composizione dell’opera è ripresa da una antica scultura del II sec. d.C., a sua volta replica di un modello di epoca ellenistica, che oggi è conservato a Siviglia (Casa de Pilatos). Questa scultura era probabilmente sul mercato antiquario romano al tempo del soggiorno a Roma di Lelio Orsi per poi venire acquistata da Pedro Afan de Ribera, dal 1559 vicerè di Napoli, che la trasferì in Spagna.

Questo fa pensare che il dipinto fosse stato fatto per qualcuno nella cerchia romana di Alfonso Gonzaga che potesse riconoscerne la “citazione”.


Le vicende di quest’opera sono avvolte dal mistero. Il dipinto compare sul mercato antiquario torinese a inizio 1970, a più di 4 secoli dalla sua esecuzione. L’opera viene acquistata da Franco Lucentini e rimase in suo possesso fino alla sua scomparsa nel 2002.

Dopo diversi anni, nel 2008, Leda e il cigno ricompare ad un’asta Sotheby’s di New York. Questa circostanza fa emergere, su segnalazione del Comune di Novellara, una probabile esportazione illecita dall’Italia che viene poi accertata dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Roma. I Carabinieri ottengono poi l’annullamento dell’avvenuta vendita e la restituzione allo Stato Italiano del dipinto.