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La madre di Vivaldo Poli, Maria Poli, partorisce nel 1914 e dopo 2 anni si trasferisce da Reggio Emilia a Novellara. Madre e figlio risiederanno qui per il resto della loro vita.
L'infanzia di Vivaldo viene segnata dalle difficoltà economiche dell'epoca. La prima guerra mondiale (1914-1918) e il dopoguerra conseguente sono infatti periodi estremamente difficili per tutta la popolazione, anche quella novellarese.
Nel 1927-1928, Poli si iscrive alla Scuola di disegno per operai (l'odierno Istituto d'arte Gaetano Chierici) a Reggio Emilia che frequenta fino al 1931. Proprio quest'anno ha l'opportuna di soggiornare a Milano, probabilmente presso i suoi amici Bruno e Antonio Vezzani. Durante il soggiorno milanese Poli frequenta la Biblioteca di Brera e con tutta probabilità anche la libreria-galleria Il Milione, ben presto punto di riferimento per la cultura artistica italiana. Presso il Milione vennero ospitate, infatti, diverse esposizioni che fanno conoscere le nuove idee della pittura internazionale. A riprova di questo Vivaldo conserva tra le sue carte il Bollettino n 27 della galleria che presenta, per la prima volta in Italia, l'opera di Kandinskij. In questi anni il giovane Poli si orienta nello studio di Cézanne, Van Gogh, Matisse e delle esperienze italiane volte al superamento della corrente "Novecento". Sempre in questi anni avvienne l'incontro con Guttuso, con lo scultore Emile Giglioli e nel 1934 quello con Mazzacurati.
Dal 1935 per Vivaldo Poli inizia un periodo che lo porta ad applicarsi alla pittura in modo discontinuo per colpa del servizio militare di leva prima e del successivo arruolamento. Viene arruolato sia in occasione della campagna d'Albania (nel 1939) che sulle coste della Dalmazia (1940), dove produsse diversi pregevoli disegni, e dove rimase fino al 12 settembre 1943, giorno in cui i tedeschi lo catturarono. Fatto prigioniero Poli viene deportato nel campo di lavoro di Hangen dove rimane fino al 15 aprile del 1945.
Terminata la dolosa esperienza bellica Poli ritorna alla pittura e partecipa a numerose mostre e concorsi.
Nel 1945 vinse il primo premio di un concorso indetto dall’ANPI di Reggio Emilia, con un quadro di ispirazione espressionista. Nel 1948 partecipò alla Biennale di Venezia con un nudo femminile figurativo, due anni dopo vi parteciperà con un quadro astratto. Negli stessi anni aderisce al MAC (Movimento Arte Concreta) fondato a Milano nel 1948 da Dorfles, Munari e Soldati. Dall’inizio degli anni Cinquanta la sua pittura volge decisamente verso l’astrattismo. Nel 1951 espone l'opera Le vele alla Quadriennale di Roma e alla Mostra di Artisti Contemporanei a Berna, unico italiano invitato in una collettiva di grandi pittori europei come Kandinskij, Mirò, Chagall.
Improvvisamente, dopo questo periodo solare, si ritirò nel suo studio, all’interno della Rocca di Novellara, impegnato in una lunga e inquieta ricerca, sempre sordo alle lusinghe dei mercanti e critici interessati.
Vivaldo Poli muore il 7 giugno 1982. L’anno dopo il Comune di Reggio Emilia gli dedicherà un’antologica. A Novellara, oltre alle numerose opere di proprietà di amici, parenti, conoscenti, e ad alcune di proprietà comunale, rimangono a testimonianza del suo percorso artistico le opere della collezione Arrigo Negri, amico di Vivaldo sin da ragazzo, donate nel 1995 dalla scomparsa professoressa Giuseppina Negri al Comune.